Malato d’infinito di Fabrizio Coccia

Malato d'infinito - executive-framed

draw_pen_256-21recensione a cura di: Giovanni Mannino

La fusione sincretica tra elementi reali ed elementi percepiti dei fatti narrati in questo libro comincia dalla copertina, nella quale si scorgono i moventi letterari di questo giovane autore dal cuore umile e instancabile, come egli stesso si definisce nella pagina introduttiva della silloge poetica. Dove molti guardano, senza andare oltre le immagini e oltre le sensazioni offerte dallo specchio dei sensi, Fabrizio Coccia scopre inusitate meraviglie che ampliano la sua visione della vita. Nessun sentiero è breve, per me, perché tutto ha un’estensione: il passato che non è mai passato, il presente che non si limita mai al presente e il futuro che, seppur con la sua parte di imprevedibilità, contiene già dentro sé visioni, pronte a schiudersi. Questo egli scrive subito dopo per destarci da quel torpore visivo nel quale siamo sprofondati, quasi a scongiurare il pericolo che l’immagine amplificata dell’occhio in copertina passi inosservata. Oltre le barriere, oltre il labirinto del nostro egoismo, oltre i pensieri che opprimono le nostre vite, c’è un mondo ben più grande, più profondo e più autentico dell’essenzialità, la cui imprevedibilità e bellezza non sono nemmeno sospettati: un altro mondo di selvaggia Natura, di colori, profumi e forme mai uguali, in cui la pesantezza del vivere svanisce. Fedele al suo ideale di libertà, l’autore adotta un stile molto personale con andamento ritmico sincopato dei versi talvolta regolare e altre irregolare; un artifizio ben riuscito che introduce il lettore ad uno dei temi più importanti della silloge poetica: la visione frammentaria del quotidiano, concetto armonizzato nella poesia “L’amore che vive”, in cui l’autore esprime la necessità per l’essere umano di andare oltre la visione frammentata, oltre l’immagine consueta dell’altro che sovente genera barriere, limiti e incomprensioni. E’ un viaggio verso l’ignoto, in cui l’IO spogliato da ogni pregiudizio incontra il TU reale: ed è amore a prima vista. Tutto è da vedere con occhi nuovi, tutto è da “conoscere” di nuovo, da nuovo, con la sensazione, prima curiosa poi bellissima, che sono le persone e gli eventi a descrivere sé stessi, e non l’IO a descriverli. La leggerezza che sostiene la brezza marina, la leggerezza che cambia la forma delle nuvole, pervade tutte le poesie facendo planare il lettore da una situazione all’altra, da un avvenimento all’altro, da un luogo a un altro, ma è solo alla fine – e dopo qualche giorno vissuto in relazione con gli altri – che si comprende di avere compiuto un volo consapevole.

 

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