Brumby, romanzo di Nadia Bertolani

Brumby - standard-framed

draw_pen_256-21recensione a cura di: Giovanni Mannino

C’è una regione dello spazio-tempo, esplorata solo parzialmente da astronomi, dissennati e sognatori, in cui il tempo rallenta quasi fino a fermarsi. Gli studiosi di questa materia chiamano questo luogo Orizzonte degli eventi, un terrain vague della vita non raggiungibile e che si allontana all’avvicinarsi di un osservatore, oltre il quale gli eventi sfuggono alla vista. L’appartenenza di Brumby alla categoria dei dissennati, destinati a trovare requie solo in questo luogo ignoto, appare chiaro sin dall’esordio di questo bel libro dove compare tra i dispersi della nave Olimpia naufragata nei pressi del porto di Mahon. Brumby è un ragazzo depresso, scontroso, indomabile come un cavallino australiano selvatico, indifferente a tutto, senza aspettative, senza desideri se non quello di precipitare in un buco nero. Incapace di provare e dare amore, Brumby consuma freddamente qualunque relazione gli riserva il caso. A farne le spese sono Masako, la “ridicola mini-girl” con la quale Brumby passa la notte sotto le stelle dopo una serata all’insegna della trasgressione, e Dora la madre ferita dalla sua indole ribelle e dalla sua fuga improvvisa. In un’Andalusia magica tutti cercano inutilmente qualcosa o qualcuno, solo il vecchio Joaquim non cerca nulla e paradossalmente sarà l’unico a trovare qualcosa di importante. La trama del romanzo è ben articolata, con un ritmo narrativo che tocca l’apice quando irrompono sulla scena le dee Demetra e Persefone nel tentativo disperato di porre rimedio a quelle incomprensioni che gli uomini non sanno più sanare. Una storia al femminile, tenacemente legata al desiderio di una scienza totale, capace di inglobare ad un tempo lo spirito e la natura secondo quel progetto caro alla Naturphilosophie, che non mancherà di stupire fino al suo eclatante epilogo.

 

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